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CGCReviews – Warhammer 40.000: Darktide

Dai creatori di Vermintide: Vermintide nel 40,000.

Warhammer 40.000: Darktide

L’ultima fatica di Fatshark, il nuovo Warhammer 40.000: Darktide, è ora disponibile su Xbox Series e PC (Steam).

Se c’è una costante nei giochi cooperativi, che negli anni riesce sempre a mettere d’accordo tutti, è la Left 4 Dead-formula. Storia e livelli sono al servizio di squadre di giocatori, i quali devono trovare la giusta sintonia per lottare contro le avversità che il contesto propone. Che siano zombie, infetti, skaven, mostri mutanti… poco importa, perché alla fine ciò che conta è sempre portare a termine l’obiettivo. I giocatori non è detto debbano sempre arrivare da punto A a punto B, ma a volte devono restare uniti a difendere una zona. Altre volte devono trovare degli oggetti chiave che gli permettano la fuga, oppure casi dove devono scortare un oggetto sacrificando la possibilità di difendersi dai nemici. Se tutti insieme riescono a perseguire con successo l’obiettivo, vuol dire che il legame cooperativo ha funzionato. Difficile altrimenti uscirne fuori, se ognuno andasse per la sua strada.

Questa formula, nel corso di più di 10 anni ormai, ha subito vari cambiamenti per renderla sempre più appetitosa e accattivante. Diversi sono i giochi che ne hanno fatto la loro fortuna approcciandosi con il proprio stile, e Fatshark ci aveva già dato un assaggio con Vermintide, dimostrando di conoscere bene il genere coop. Con Vermintide 2 si era capito come già volessero puntare sulla longevità piuttosto che alterare troppo il materiale originale. Arrivati al loro terzo grande lavoro, Darktide, si può dire non siano rimasti con le mani in mano, realizzando quello che a conti fatti è il loro titolo più ambizioso fin ora.

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RITROVARE IL WARHAMMER CHE CONOSCEVAMO

Fatto il nostro personaggio, attraverso un editor di buona fattura, si può iniziare a giocare, ed è possibile farsi una primissima impressione già dai minuti successivi, riconoscendo le fondamenta dei due predecessori. Una cura ossessivamente meticolosa nei dettagli visivi e una giocabilità eccezionale ci inghiottiscono in quell’inquietudine di Warhammer, dove ci si muove con timore per la paura di non smuovere la grande forza nemica che percepiamo attorno a noi. Darktide riesce a riprodurre il contesto perfetto per chi conosce il brand anche solo attraverso libri e giochi da tavolo, restituendo così un appagamento sempre ben accetto per chi esige la fedeltà. Ma Darktide riesce ad accattivarsi facilmente anche un pubblico più neofita, mostrandosi semplicemente per quello che è: un FPS muscolare, calato in un contesto oscuro e cattivo.

Anche questa volta, i giocatori sono chiamati a scegliere i panni di una delle quattro classi a disposizione: Il veterano, lo psyker, l’ogryn e il prete-zelote. Proprio come nei Vermintide, ognuno di loro rappresenta l’opportunità di scegliere che taglio dare al gameplay. Il veterano sicuramente sarà la scelta per chi ama l’uso delle armi a distanza. L’ogryn per coloro che vogliono spiccare in modi hulkeschi. Lo psyker è per chi ama l’utilizzo della magia. Infine il prete, che è una classe indicata per il corpo a corpo. Questa dinamica ruolistica che ha sempre contraddistinto Fatshark nelle sue produzioni, comporta ovviamente vantaggi e svantaggi a seconda della scelta, quindi com’è consuetudine fare ogni qual volta che si presenta la componente RPG, occorre osservare bene le descrizioni, anche se a conti fatti, per chi mastica già questi generi, non troverà nulla di rivoluzionario da sapere.

Un interessante novità consiste nel poter trovarsi in squadre composte da più elementi appartenenti alla stessa classe. Essendo che qui la storia non è fatta da quattro personaggi incasellati dai loro nomi, ma bensì da sconosciuti-discepoli dell’Imperium, questo può dare il pretesto per concedere la massima libertà nella scelta dei ruoli. Questo, rispetto a Vermintide 2, rappresenta un incredibile aggiunta in termini di varietà, poiché fondamentalmente si evolve come shooter. In questo caso melee-shooter FPS.

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PRONTI A MORIRE PER L’IMPERIUM?

Come dicevamo, se hai giocato ai Vermintide o anche a qualcosa del tipo di Left 4 Dead/Killing Floor, il core di questo gioco non sarà rivoluzionario, ma è stato fatto un lavoro straordinario nel rappresentare l’universo 40k di Warhammer. C’è molto più world-building rispetto ai Vermintide. Questa volta, è stato ideato un hub centrale come punto base di riferimento dedicato alla preparazione. In quest’area si potranno incontrare fino a 40 giocatori online (come in un MMO), e sarà possibile interagire con negozi per comprare equipaggiamento e parlare con NPC.

Questa “novità” permette di sentirsi più a contatto con questa realtà futuristica fantasy, ma d’altra parte è anche un modo di mettere in mostra su un palcoscenico gli acquisti estetici, prevalentemente acquistabili tramite valuta reale. Purtroppo, questa funzione si pone in un modo un po’ poco rispettoso del giocatore, in quanto c’è una discutibile politica dei prezzi e delle modalità di acquisto delle valuta “premium”, oltre a mostrare un notevole distacco estetico tra il vestiario per tutti e quello a pagamento.

Tornando invece alle missioni, possiamo dire che queste sono organizzate in modo tale da variare il più possibile l’esperienza di gioco. Queste ricordano sempre quelle di Vermintide come impostazione. Solitamente le missioni e gli obiettivi sono legati insieme, questa volta, però, si è riuscito a ricreare un sistema per rendere indipendenti questi due fattori. In Warhammer 40.000: Darktide sono state create zone destinate a diverse tipi di missioni, così da poter essere attraversate, e soprattutto giocate secondo una sorta di prospettiva differente. Questo da un senso di familiarità ai luoghi visitati, del tipo “Aspetta, ma io qua ci sono stato per assassinare un generale.”

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PROBLEMI COMPRENSIBILI E ALTRI NO

Ci sono purtroppo una serie di criticità che rendono il buon lavoro di Fatshark, un lavoro che non può raggiungere l’eccellenza, ma anzi, lo depennano di vari punti nella valutazione finale. Primo fra tutti, che possiamo anche comprendere ormai nel 2022 (a essere buoni), è il frequente problema delle performance/ottimizzazioni. Seppur la resa grafica è di livello pregiato, mi sento di dire che il suo potenziale nella fluidità non riesce a garantire una qualità costante. Nelle situazioni più concitate il calo è parecchio vistoso, e l’hardware non è impegnato al 100%. Quindi c’è qualcosa ancora da limare, ma confidiamo nel tempo e nelle patch.

Il sistema di progressione è confuso e casuale. Tale scelta sembra essere impostata per tenere agganciati i giocatori quante più ore possibili nella speranza di ottenere l’equipaggiamento ideale, ma questo mi è sembrato un modo poco onesto. Lo shop si aggiorna a cadenza oraria, quindi bisogna controllare regolarmente due negozi (uno ruota l’inventario ogni ora, l’altro ogni giorno) e anche sperare di essere fortunati con la ricompensa di fine partita. A seguire, invece, se piacesse un’arma da usare e la si volesse potenziare, allora si può procedere in questo modo.

Potenziare un’arma significa affidarsi a un sistema RNG (random number generator) che impone nuovi valori e nuovi effetti in modo casuale, e questo può finire con l’infastidire molti giocatori. Ciò si collega ad un’altra problematica. Decidendo che questo sforzo valga la pena di essere compiuto per avere un equipaggiamento più performante, non sembra essere così rilevante nella grande varietà di armi che il gioco presenta. Passare da un’arma all’altra non sembra sovvertire le sorti di una determinata difficoltà, almeno per le prime tre, per le quali si ha come l’impressione di poter usare quel che si vuole, mentre per le altre due più elevate viene invece richiesto molto più impegno.

Sembra evidente perciò ci sia uno scollamento nel bilanciare le difficoltà, ma magari potrebbe essere anche visto come una questione di prospettive di gioco. Insomma, si potrebbero trovare altri collegamenti tra le valute di gioco, la progressione e il bilanciamento del gameplay, per cercare di fare luce su una natura non troppo trasparente, ma ritengo si rischi di andare più in confusione di quel che basta.

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IN CONCLUSIONE

Warhammer 40.000: Darktide rappresenta, in un certo senso, il vero salto di qualità che Fatshark riesce a compiere dopo i due Vermintide. Lo spirito cooperativo da chi conosce la materia si sente tutto, e fa un lavoro straordinario nella realizzazione visiva. L’atmosfera, il sonoro, la colonna sonora (curata questa volta da Jesper Kid) e l’estetica generale sono di prim’ordine. È possibile orientarsi tra molte armi da scegliere per adattarsi a specifici stili di gioco estendendo quindi la versatilità dei contenuti, che ne godono anche in termini di quantità di mappe e nemici.

È onestamente uno dei giochi di Warhammer più coinvolgenti e fedeli che si possano desiderare. Tuttavia, l’immagine di un’economia di gioco legata alla fidelizzazione dei giocatori fanno trasparire una politica poco onesta, a discapito di alcune soluzioni più pulite che garantirebbero funzionalità più efficienti.


7.5

Voto CGC

Recensione Warhammer 40.000: Darktide

Warhammer 40.000: Darktide rappresenta, in un certo senso, il vero salto di qualità che Fatshark riesce a compiere dopo i due Vermintide.

*Recensione eseguita tramite codice PC fornito dal Publisher

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Alessandro Da Campo

Recensore della CrazyGameCommunity.

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