Graphite, un gioco di ruolo roguelike a “penna e inchiostro” sviluppato da RipRed e pubblicato da indie.io, è disponibile da oggi 27 Luglio su PC (Steam).
C’è qualcosa di profondamente intrigante nell’idea di dare vita a un mondo che esiste solo tra i bordi di una pagina di un quaderno di scuola, dove l’inchiostro e il tratto della penna definiscono il tutto. Graphite, il nuovo titolo dello studio colombiano RipRed, è esattamente questa idea messa per intero: un viaggio in un regno immaginario nato dalla fantasia di un bambino e trasformato in un roguelike RPG dal carattere alquanto unico. Non si tratta semplicemente di un gioco ambientato in un quaderno: il supporto stesso diventa la base del mondo, influenzando ogni aspetto dell’esperienza, dalle meccaniche di combattimento fino alla struttura stessa della narrazione.
La componente narrativa di Graphite non è solo un contorno, ma il motore che giustifica l’esistenza di questo universo così particolare. Il giocatore si ritrova a esplorare un micro-cosmo popolato da figure nate dagli scarti: pezzi di carta strappata, residui di matite e creature tracciate con gesti improvvisati. Questa ambientazione offre una narrazione quasi tattile, dove ogni incontro è una pagina voltata e ogni progressione sembra un capitolo scritto a mano sul momento. Nonostante la struttura roguelike tenda spesso a sacrificare la continuità narrativa per la ripetizione, qui il legame con il quaderno funge da collante perfetto, permettendo al giocatore di sentirsi l’autore e il protagonista di una storia che può cambiare ad ogni nuova partita.
Il fulcro dell’esperienza di Graphite sta in un sistema di combattimento tattico basato su linee temporali che richiede pianificazione e una lettura attenta delle mosse avversarie. Non è un semplice scontro a turni, ma un puzzle dinamico dove ogni azione consuma tempo, costringendo il giocatore a prevedere anche le contromosse degli avversari. Una delle meccaniche più originali ed efficaci riguarda la gestione degli artefatti: in questo mondo, i poteri possono essere sottratti dai nemici. Questa dinamica introduce un rischio costante che trasforma ogni vittoria in una possibile perdita di risorse fondamentali. Il sistema delle “Break” aggiunge un ulteriore strato di complessità, permettendo ai nemici di ribaltare le proprie meccaniche contro il giocatore se non gestite bene.
Questa struttura crea quell’affascinante sensazione di rischio e ricompensa: ogni potenziamento ottenuto è una spada a doppio taglio che può essere rivoltata contro di se in un attimo. La profondità delle scelte strategiche è valida, poiché la gestione del proprio repertorio di abilità diventa una danza tra ciò che serve per sopravvivere e ciò che potrebbe essere rubato nel prossimo scontro. È questa tensione costante a definire l’identità di Graphite come roguelike, trasformando il combattimento in un esercizio di equilibrio dove la conoscenza delle meccaniche è tanto importante quanto i riflessi o la fortuna nelle generazioni procedurali dei livelli.
Dal punto di vista estetico, Graphite è cattura immediatamente l’attenzione. L’uso dello stile pen-and-ink è una scelta che definisce profondamente il ritmo del gioco. Ogni sprite e ogni sfondo sembrano tracciati con naturalezza, conservando quella qualità imperfetta tipica del disegno a mano che rende il mondo vivo e pulsante. L’alternanza tra tratti sottili e zone d’ombra più dense crea un’atmosfera malinconica ma vibrante, quasi come se si stesse sfogliando un diario segreto ritrovato dopo diverso tempo. Le animazioni sono fluide, e mantengono la coerenza stilistica in qualsiasi momento.
Il comparto sonoro si sposa inoltre perfettamente con questa estetica: la colonna sonora evoca atmosfere da racconto, accompagnando il giocatore in un viaggio che sembra quasi un sogno ad occhi aperti. I suoni degli impatti e ambientali sono stati curati per non sovrastare, aggiungendo un qualcosa che rende più immersivo l’atto di “scrivere” la propria avventura attraverso il gameplay. La sinergia tra il tratto dell’inchiostro e la colonna sonora produce un risultato armonioso che eleva Graphite sopra molti altri titoli indipendenti che tentano di emulare uno stile grafico così specifico senza riuscirci mai appieno.
Nonostante queste qualità, l’esperienza non è esente da difetti. Se il concept è brillante e lo stile artistico è senza dubbio affascinante, Graphite soffre di una mancanza di rifinitura tecnica in diverse aree del gioco. L’interfaccia utente appare a tratti poco intuitiva, costringendo spesso il giocatore a navigare attraverso menu che non sempre rispondono correttamente. Sono cose che possono rompere l’immersione proprio quando il gioco cerca di costruire un momento di tensione narrativa o strategica. Insomma, ci vuole un po’ più di rifinitura.
La questione della “Quality of Life”, poi, è forse il punto su cui RipRed avrebbe dovuto dedicare più attenzione prima del lancio ufficiale. Alcuni sistemi di gestione dell’inventario e della progressione risultano macchinosi, richiedendo troppi clic o passaggi per azioni che dovrebbero essere rapide e quasi istantanee. La mancanza di scorciatoie efficaci o di una visualizzazione più chiara di alcune statistiche durante il combattimento può generare frustrazione. È un problema tipico dei titoli indie in cui l’ambizione creativa supera le possibilità: le meccaniche sono eccellenti sulla carta, ma la loro esecuzione richiede ancora una levigatura.
Inoltre, ho notato degli squilibri in alcune classi di personaggi e poteri, dove certe combinazioni sembrano troppo dominanti rispetto ad altre, riducendo la varietà strategica delle run. Sebbene il sistema degli artefatti rubati serva da bilanciamento, non sempre riesce a compensare le discrepanze iniziali tra i diversi tipi di nemici e le loro capacità. Questi elementi non sono fatali per l’esperienza in se, ma fanno capire quanto il gioco avrebbe beneficiato di ulteriore tempo per affinare la curva di difficoltà e rendere ogni scelta del giocatore più significativa e meno influenzata da variabili esterne non propriamente calibrate.
In conclusione, Graphite si propone come un progetto ambizioso e coraggioso che riesce a trascinare il giocatore in un mondo unico grazie alla forza della sua idea originale e alla bellezza del suo stile artistico. È una prova di talento dello studio colombiano, capace di trasformare un concetto semplice ,come quello di un quaderno di scuola, in una piattaforma per un sistema di combattimento tattico profondo e gratificante. Il gioco cattura la magia dell’immaginazione infantile e la traduce in una meccanica roguelike che premia la pazienza e la riflessione, offrendo un’esperienza buona per chi cerca qualcosa di diverso dal solito standard.
Purtroppo, come già detto sopra, il potenziale del titolo è attualmente frenato da alcune lacune nella rifinitura tecnica. È evidente che Graphite possieda le qualità necessarie per essere un titolo di spicco, ma è altrettanto palese quanto richieda ancora quel pizzico di perfezionamento per rendere l’esperienza più fluida.
7.5
Voto CGC
Recensione Graphite
Graphite, nonostante diverse lacune, è un titolo ambizioso e coraggioso che riesce a trascinare il giocatore in un mondo unico grazie alla sua idea originale e alla bellezza dello stile artistico.
La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.
Livello: Oro


