CGCReviews – Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster

GdR d'azione e gestionale, possono funzionare insieme?

Kingdom's Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster

Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster, il nuovo GdR d’azione con elementi da gestionale sviluppato e pubblicato da Inti Creates, sarà disponibile dal 23 Aprile su PS5, Xbox Series, Switch 2, Switch e PC (Steam).

Ci sono studi che, nel corso del tempo, costruiscono una firma impossibile da non riconoscere. Inti Creates è decisamente uno di questi. Che si parli di action 2D, pixel art o produzioni dal ritmo rapido e immediato, il team nipponico ha sempre dimostrato una certa capacità nel lavorare su formule più classiche e renderle però accessibili senza privarle del tutto della loro struttura. Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster segue perfettamente proprio questa filosofia della società, ma prova anche ad aggiungere un ingrediente diverso dal solito e quasi estraneo: la gestione di un regno da ricostruire.

Il risultato è quindi un ibrido curioso tra action RPG a scorrimento orizzontale e city-builder, seppur questo secondo aspetto sia altamente semplificato e basilare. Da una parte si combatte, si raccolgono materiali, si affrontano boss e missioni. Dall’altra si torna in patria, si rimettono in piedi strutture, si potenziano personaggi e si da forma a una nuova Almacia, il regno caduto che rappresenta il centro dell’avventura. È una produzione contenuta in quasi ogni singolo aspetto, ma non per questo priva di idee. Non è il tipo di gioco che vuole impressionare, ma cerca invece di essere immediato, gradevole e sorprendentemente ricco nel suo piccolo. Ma ci riesce veramente?

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La trama di Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster parte da una base piuttosto semplice, quasi fiabesca potremo dire. In un mondo fatto di spade, magia e creature fantastiche, il protagonista viene incaricato di riportare in vita il regno di Almacia insieme a Chronos, la Fata del Tempo. Sullo sfondo di tutto questo c’è il mistero di una rovina improvvisa e la presenza dell’Antico Mostro (citato nel titolo del gioco), minaccia che aleggia costantemente sull’intera avventura.

Il tono generale è leggero e colorato, perfettamente coerente con la presentazione estetica del gioco. Non ci troviamo davanti a un racconto pieno di colpi di scena, ma a una progressione comunque piacevole, fatta di missioni, personaggi secondari e piccoli sviluppi che accompagnano il game loop principale. La storia funziona soprattutto come spinta. Ricostruire un luogo distrutto ha sempre un fascino particolare, su questo non ci sono dubbi, e vedere il mondo cambiare poco alla volta grazie alle proprie azioni dona un senso concreto ai progressi fatti. Non tutto resta impresso nella memoria, ma il contesto fa il suo sporco dovere senza appesantire inutilmente l’esperienza.

Il cuore di Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster sta proprio nell’alternanza continua tra esplorazione e ricostruzione. Nelle sezioni action ci si muove in livelli bidimensionali, affrontando mostri, raccogliendo risorse e completando incarichi vari. Il combat system è decisamente semplice da apprendere ma anche discretamente dinamico, con attacchi rapidi, abilità speciali e nemici che richiedono almeno un minimo di attenzione al posizionamento.

Una delle scelte più interessanti riguarda i personaggi giocabili. Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster permette di scegliere tra quattro archetipi principali: Imperial, Wizard, Alchemist e Zipangu, ognuno con statistiche, abilità e stile offensivo differenti. Il guerriero punta su solidità e colpi ravvicinati, il mago preferisce distanza e attacchi ad area, l’alchimista lavora su versatilità e strumenti, mentre Zipangu propone un approccio più rapido e tecnico. Cambiare eroe all’interno del regno permette di sperimentare e trovare il proprio stile preferito.

Le missioni di Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster non reinventano sicuramente il genere, ma scorrono altresì bene. Ci sono dungeon, boss, incarichi secondari e una progressione costante che evita tempi morti troppo lunghi. La raccolta dei materiali non è solo un premio: tutto ciò che si ottiene sul campo ha un valore reale dalla seconda metà del gioco in poi. Ed è proprio qui che entra in scena la componente gestionale al suo massimo splendore.

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Tornati ad Almacia, si usano le risorse accumulate per costruire edifici, espandere il territorio e migliorare le capacità generali della propria squadra. Nuove strutture sbloccano bonus, servizi o potenziamenti, creando un legame diretto tra combattimento e crescita del regno. Non aspettatevi assolutamente i livelli di profondità di un city-builder dedicato, ma la soddisfazione di vedere una terra vuota trasformarsi in una città viva resta valida. Il merito più grande del gameplay è la sua scorrevolezza. Ogni attività conduce all’altra. Combatti per costruire, costruisci per diventare più forte, diventi più forte per affrontare nuove missioni: è un loop semplice, certo, ma comunque ben ragionato.

Visivamente parlando, Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster abbraccia senza troppe esitazioni una pixel art retro. I personaggi sono in stile chibi, leggibili e ricchi di animazioni seppur essenziali, mentre gli scenari puntano su colori vivaci e un’atmosfera da fantasy fiabesco classico. È una produzione che non nasconde il suo budget limitato, ma usa comunque bene i mezzi a disposizione.

C’è anche un certo aspetto da gioco “mobile” nella sua estetica. Alcuni potrebbero leggere il tutto come un look datato, altri invece come una scelta stilistica perfettamente coerente con la leggerezza dell’esperienza. La verità probabilmente sta più nel mezzo però: non impressiona, ma sa essere comunque gradevole. Le musiche accompagnano anche bene il tono dell’avventura con brani allegri nel regno, melodie più ritmate durante le battaglie, ed effetti sonori puliti e leggibili. Nulla che faccia gridare al capolavoro, ma un comparto audio solido e adatto al tipo di gioco proposto.

Dal punto di vista tecnico, Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster si presenta come una produzione stabile e immediata. Avendo potuto provare il gioco su PS5, Switch e PC, in tutte e tre le piattaforme i caricamenti sono rapidissimi, la leggibilità dell’azione è buona, il sistema di controllo risponde con precisione e le prestazioni sono solidissime. In un titolo action 2D è qualcosa di fondamentale, e qui il lavoro risulta convincente.

L’interfaccia è inoltre chiara, soprattutto nelle sezioni gestionali dove sarebbe stato facile complicare inutilmente i menu. Tutto è pensato per essere accessibile a qualsiasi tipo di pubblico e, al tempo stesso, poco dispersivo. Anche la presenza di più lingue, tra cui l’italiano, rappresenta un valore aggiunto importante per questo tipo di produzione. Non ci sono sicuramente grandi ambizioni tecniche, ma nemmeno inciampi evidenti, ed è già un risultato degno.

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Il limite principale di Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster è la profondità contenuta di quasi tutte le sue componenti. Il combattimento diverte, ma raramente evolve in qualcosa di davvero sofisticato. Anche la gestione del regno è piacevole, ma chi cerca sistemi più avanzati potrebbe trovarla un po’ troppo semplice. La struttura delle missioni, poi, con il passare delle ore tende a riproporre schemi già visti. Il loop resta gradevole, ma non sempre sa sorprendere. Si avverte sempre una certa natura “compatta” del progetto: contenuti buoni, ma con margini evidenti. La narrativa, pur carina, resta funzionale e difficilmente lascia il segno. Una maggiore varietà nei dungeon e nelle attività secondarie non sarebbe guastata.

In conclusione, Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster è uno di quei giochi che non cercano di dominare la scena, ma di ritagliarsi con intelligenza il proprio spazio. Un action RPG leggero, colorato e costruito attorno a un’idea semplice ma altresì efficace: rendere la crescita del personaggio relegata alla rinascita del suo mondo. Non tutto è profondo come avrebbe potuto, non tutto è memorabile, e in più di un’occasione si percepisce il carattere low-budget della produzione. Ma c’è ritmo, c’è cura e soprattutto c’è una formula che sa intrattenere.

Per chi cerca un’avventura immediata, dal gusto quasi retro e con una piacevole vena gestionale, è una proposta più interessante di quanto il titolo lunghissimo possa far pensare. Non è sicuramente un capolavoro nascosto, ma resta un gioco sinceramente riuscito. E spesso basta anche solo questo.


7

Voto CGC

Recensione Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster

Kingdom’s Return: Time-Eating Fruit and the Ancient Monster è un action RPG in 2D con una vena gestionale che non cerca di dominare la scena, ma di ritagliarsi con intelligenza il proprio spazio.

La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.

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