Warhammer 40.000: Mechanicus II, il secondo capitolo della serie di giochi strategici sviluppata da Bulwark Studios e pubblicata da Kasedo Games, è disponibile dal 21 Maggio su PS5, Xbox Series e PC (Steam / EGS).
C’è qualcosa di dannatamente affascinante nell’universo di Warhammer 40K. Non importa quante volte lo si prende in causa per videogiochi pubblicati sfruttando l’incredibile lore creata da Games Workshop: ogni volta riesce comunque a restituire quella sensazione di trovarsi davanti a un futuro disperato, oscuro e fuori controllo. Un universo in cui religione, fanatismo, tecnologia e guerra convivono in un mix brutale ma affascinante. Il primo Warhammer 40.000: Mechanicus era riuscito a distinguersi proprio grazie a questo. Non puntava sullo spettacolo estremo o sulla cinematografia, ma su un’atmosfera opprimente, una direzione artistica memorabile e un combat system tattico profondo. Un titolo magari meno sfarzoso rispetto ad altri giochi del franchise, ma comunque capace di accaparrarsi una discreta fanbase.
Con Warhammer 40.000: Mechanicus II gli sviluppatori di Bulwark Games hanno scelto una strada abbastanza chiara, e lo si può capire fin dai primi minuti di gioco: espandere il predecessore senza alterare la struttura. Non siamo davanti a una rivoluzione totale della formula infatti, ma a un sequel che prende le fondamenta già solide del primo capitolo e prova ad allargarne scala, ambizione e aggiungendo un pizzico di varietà. Una scelta che da un lato funziona molto bene, soprattutto per chi ha adorato l’originale, ma che dall’altro porta inevitabilmente con se anche alcuni limiti strutturali che emergono con maggiore impatto nel lungo periodo.
La differenza più evidente in Warhammer 40.000: Mechanicus II riguarda l’ambientazione e il loop generale della campagna. Nel primo Mechanicus ci si muoveva quasi sempre all’interno di necropoli claustrofobiche, tombe Necron soffocanti e corridoi metallici che trasmettevano una costante sensazione di isolamento. Warhammer 40.000: Mechanicus II amplia enormemente la scala del conflitto e ci porta all’interno di una vera e propria guerra planetaria. Da una parte troviamo l’Adeptus Mechanicus, con la sua ossessione quasi religiosa per la conoscenza e la tecnologia e dall’altra i Necron, antiche macchine immortali risvegliate dal Grande Sonno e guidate dal Vargard Nefershah.
La grande novità è che questa volta è possibile affrontare due campagne diverse, una per ogni fazione. Ed è probabilmente proprio questa la scelta più geniale fatta da Bulwark Studios. Giocare nei panni dei Necron cambia completamente la prospettiva narrativa e riesce persino a ribaltare la percezione dell’Imperium in alcuni momenti. Gli umani smettono molto velocemente di apparire come gli eroi della situazione quando vengono osservati attraverso gli occhi di esseri immortali che vedono l’umanità come invasori fastidiosi e primitivi che stanno profanando luoghi che non gli appartengono. È un cambio di prospettiva decisamente interessante, soprattutto per chi conosce bene la lore di Warhammer 40K e apprezza le sfumature dell’universo di Games Workshop.
L’atmosfera rimane uno dei punti di forza assoluti di Warhammer 40.000: Mechanicus II. La direzione artistica centra perfettamente il tono dark tipico del franchise. Le necropoli Necron illuminate da bagliori verdi spettrali, le gigantesche cattedrali industriali dell’Imperium, i macchinari, il metallo, i rituali tecnologici dei Tech-Priest: tutto contribuisce a costruire un mondo credibile e incredibilmente evocativo. Anche il comparto sonoro merita una menzione d’onore. La colonna sonora è davvero ottima, fatta di cori sintetici, rumori industriali e melodie disturbanti che sembrano uscite direttamente da una liturgia meccanica. È uno di quei casi in cui la musica diventa parte integrante dell’identità del gioco.
Anche la scrittura di Warhammer 40.000: Mechanicus II convince abbastanza. Il supporto di Ben Counter si sente immediatamente nei dialoghi, nel tono generale della narrazione e nel modo in cui vengono rappresentati i personaggi stessi. I Tecno-Sacerdoti continuano a essere figure molto inquietanti, completamente scollegate dall’umanità classica, ossessionate dalla logica, dai rituali e dall’efficienza. La loro totale indifferenza verso la vita umana emerge continuamente durante l’avventura e contribuisce a rendere il mondo di gioco ancora più disturbante di quanto già non lo sia.
Sul fronte del gameplay, Warhammer 40.000: Mechanicus II resta un GdR strategico a turni molto focalizzato sul posizionamento e sulla gestione delle risorse. Il sistema di combattimento riprende le basi del capitolo precedente ma introduce anche diverse modifiche che cambiano quel che basta il ritmo delle battaglie. La copertura, per esempio, assume un ruolo molto più importante rispetto al passato. Non basta più lanciarsi in avanti concatenando abilità offensive a casaccio. Adesso è fondamentale studiare il terreno, sfruttare le difese ambientali e gestire attentamente il posizionamento delle proprie unità.
I Mechanicus e i Necron offrono approcci completamente differenti agli scontri. Le forze dell’Adeptus Mechanicus puntano maggiormente sulla pianificazione tattica, sulle sinergie tra unità e sulla gestione dei Punti Cognizione, fondamentali per attivare abilità devastanti. Alcuni Tech-Priest generano risorse supportando gli alleati, altri analizzando strutture o eliminando bersagli specifici, spingendo quindi il giocatore a creare build ben pensate e anche altamente specializzate.
I Necron, invece, incarnano perfettamente il concetto di avanzata inesorabile. Sono lenti, resistenti e orientati verso la guerra d’attrito. Utilizzano i Punti Dominazione per potenziarsi gradualmente e trasformare ogni battaglia in una lenta escalation offensiva. È una meccanica semplice ma molto efficace, che riesce a trasmettere perfettamente il senso di immortalità e superiorità tipico della fazione.
Le vere star del gameplay di Warhammer 40.000: Mechanicus II, però, sono probabilmente i Leader. Ogni fazione dispone di cinque unità uniche, completamente personalizzabili attraverso un albero dei talenti, perk e abilità attive. Alcuni possono diventare tank praticamente inarrestabili, altri devastanti guerrieri offensivi o altri preziose unità di supporto. La personalizzazione è abbastanza ampia da permettere build molto variegate e rappresenta, senza ombra di dubbio, uno degli elementi più soddisfacenti dell’intera esperienza.
Anche il roster generale appare decisamente ampliato rispetto al primo capitolo. In Warhammer 40.000: Mechanicus II ci sono più unità, più ruoli e una libertà strategica maggiore nella costruzione del proprio esercito. Non siamo ancora ai livelli di profondità di certi colossi del genere strategico, ma la quantità di opzioni disponibili è comunque di spessore e permette di sperimentare parecchio, almeno nelle prime ore. Bulwark ha inoltre cercato di differenziare le fazioni anche attraverso l’interazione con gli scenari, ma non vi farò spoiler su questo punto. Non è una rivoluzione totale del gameplay, certo, ma basta per dare maggiore identità agli scontri e rendere le due campagne ancora più differenti.
Fuori dal combattimento salta fuori invece una componente strategica decisamente più ambiziosa rispetto al passato. La gestione planetaria permette di controllare territori, monitorare conflitti e cercare di prevenire minacce future. Sulla carta è un’aggiunta interessante, perché aumenta la sensazione di stare combattendo una vera guerra su larga scala. Nella pratica, però, questa meccanica non sempre riesce a mantenere alta la tensione strategica. Già dopo qualche ora tende a trasformarsi più in una navigazione tra menu che in un sistema realmente profondo o dinamico.
Ed è proprio qui che iniziano a emergere i limiti principali che abbassano il voto finale del gioco. Per quanto il combat system sia inizialmente coinvolgente, col passare delle ore si cominciano a intravedere schemi abbastanza ripetitivi. Una volta trovata una composizione di squadra efficace e alcune combinazioni particolarmente forti, molte battaglie iniziano a svolgersi in maniera simile tra loro. Si entra in missione, si ripete la solita strategia e si procede a macchinetta. Il problema non è tanto la qualità del sistema tattico in se, che rimane sempre valida, quanto la mancanza di varietà nel lungo periodo.
Anche le missioni di Warhammer 40.000: Mechanicus II finiscono spesso per assomigliarsi un po’ troppo. Difendere un punto, eliminare tutti i nemici, mantenere una posizione fino all’arrivo dei rinforzi: gli obiettivi tendono a ripetersi abbastanza rapidamente e spesso. Una maggiore varietà nel quest design avrebbe sicuramente aiutato a mantenere più fresca l’esperienza anche nelle fasi più avanzate della campagna.
La difficoltà, inoltre, non è sempre perfettamente bilanciata. Quando le proprie unità raggiungono livelli molto elevati, alcune battaglie diventano decisamente troppo semplici. L’Indicatore di Vigilanza prova ad aumentare la pressione introducendo minacce più pericolose nelle missioni successive, ma il sistema non sempre riesce davvero a impedire al giocatore di dominare totalmente gli scontri una volta trovata la build corretta. Anche la UI, pur essendo più ricca e completa rispetto al primo capitolo, può inizialmente risultare troppo dispersiva e poco user friendly. Fortunatamente Warhammer 40.000: Mechanicus II offre numerose opzioni per personalizzare difficoltà e modificatori, permettendo anche ai meno esperti di adattare l’esperienza alle proprie esigenze senza troppi grattacapi.
Dal punto di vista tecnico, Warhammer 40.000: Mechanicus II si comporta in modo piuttosto altalenante. Artisticamente è buono e riesce spesso a regalare scorci memorabili, soprattutto nelle ambientazioni Necron. Le animazioni sono buone, gli effetti visivi convincono e il colpo d’occhio generale è assolutamente coerente con il materiale originale di Games Workshop. Certamente, non siamo davanti a una produzione AAA mastodontica e qualche rigidità emerge soprattutto nelle animazioni secondarie e nella gestione delle inquadrature, ma il risultato finale resta convincente. Ciò che invece non convince minimamente è lato prestazioni. Anche avendo PC di fascia medio/alta, risulta quasi impossibile mantenere o superare i 60 FPS con tutti i dettagli al massimo. C’è sicuramente qualcosa che non va lato ottimizzazione.
In conclusione, Warhammer 40.000: Mechanicus II è un sequel che preferisce consolidare piuttosto che rivoluzionare. Amplia la formula del predecessore, aggiunge nuove fazioni, introduce meccaniche più profonde e riesce a catturare perfettamente l’atmosfera dell’universo di Warhammer 40K. Allo stesso tempo, però, mostra anche una discreta prudenza progettuale. Alcuni sistemi avrebbero avuto bisogno di più coraggio, più varietà e una profondità strategica capace di reggere meglio la botta sul lungo periodo.
Nonostante tutto, il fascino dell’universo narrativo di Warhammer 40.000: Mechanicus II rimane innegabile. La possibilità di vivere il conflitto sia dal lato dell’Adeptus Mechanicus che da quello dei Necron funziona bene, la direzione artistica è eccellente e il combat system continua a offrire scontri soddisfacenti per diverse ore. Non raggiunge sicuramente i livelli di eccellenza assoluta di altri recenti titoli strategici anche ambientati nel mondo di Warhammer 40K, ma resta comunque un gioco tattico solido, intelligente e rispettoso della lore originale.
Per gli appassionati dell’universo di Games Workshop è senza ombra di dubbio un titolo consigliato, soprattutto se avete amato il primo Mechanicus. Le sue piccole incertezze non riescono totalmente a oscurare un’esperienza che continua a trasmettere il fascino della tenebrosa oscurità del lontano futuro. E in un panorama videoludico dove spesso i giochi in licenza vengono sfruttati molto superficialmente, vedere un gioco almeno comprendere così bene il materiale di partenza è sicuramente qualcosa che merita di essere almeno provato.
7.5
Voto CGC
Recensione Warhammer 40.000: Mechanicus II
Warhammer 40.000: Mechanicus II è un sequel che, seppur in modo troppo prudente, riesce comunque a sviluppare la formula del predecessore quanto basta, ma avrebbe necessitato di maggiore coraggio.
La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.







