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CGCReviews: The Last Faith

Nelle ombre dei Souls-vania.

The Last Faith

The Last Faith, il nuovo titolo metroidvania sviluppato da Kumi Souls Games e pubblicato da Playstack, è ora disponibile su PS5, PS4, Xbox Series, Xbox One, Switch e PC (Steam).

The Last Faith si propone come un abbraccio a cuore aperto ai titoli From, unendo il dark-fantasy ad uno stile bloodborniano che, uniti alla pixelart, generano un mondo di gioco gothic davvero suggestivo e capace di regalare spettacolari scorci visivi. Con cattedrali oscure e tetri cimiteri, fino a passare ad immonde paludi piene di orrori rievocano, per l’appunto, la forte anima di Bloodborne.

Comunque, il nostro protagonista Eryk si risveglierà in una prigione dove orrori graffiano le pareti delle loro celle, cercando disperatamente di uscire. Noi, però, non saremo in una cella, ma ben si sul pavimento di un salone circolare. Una volta riprese le forze, partirà il nostro viaggio verso Mythringal: una città che un tempo fu grande e piena di ricchezze, ma ora flagellata da guerra e malattie, generando un’ombra di decadenza e morte intorno ad essa. Eryk, infettato dal Nycrux, si trova nel mezzo di cospirazioni a sfondo religioso e terribili segreti che coinvolgono la citta di Mythringal.

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Il gameplay di The Last Faith non tradisce le sue origini metroidvania, creando una progressione che si sviluppa con le nostre abilità di movimento classiche del genere. A tutto questo, però, c’è un ma: il gioco non mostra obbiettivi o segnali, lasciando l’esplorazione totalmente a noi, con indizi e lore nascosti tra documenti e dialoghi con NPC. Questi potranno anche essere riletti successivamente nell’apposito Registro. Infatti, The Last Faith non da veri vincoli, lasciandoci esplorare ovunque le attuali capacità di movimento consentano. I nemici incontrati scalano la loro difficoltà a seconda dell’area, dove accedere ad una zona avanzata troppo presto potrebbe portare ad un game over o, per i più esperti, donare una sfida stimolante ed appagante.

A tutto questo, si unisce l’anima dei Souls, dandoci la possibilità di usare il Nycrux (la valuta di questo gioco) per livellare le nostre capacità, rendendoci inarrestabili. Il livellamento, però, come spesso accade in titoli di questo genere, è legato ad un unico NPC, Ledy Helenya, rendendo il procedimento un avanti e indietro per poter spendere il Nycrux, ma qui sarebbe stato gradito il poter livellare invece ai punti ristoro, prima di perderlo a causa di qualche incidente.

L’inventario del protagonista, lato equipaggiabili, è composto da due armi primarie (spade, ecc…) e due armi secondarie (una per mano), con queste ultime assegnabili tra magie ed armi da fuoco a discrezione del giocatore. Le armi primarie sono dotate di un attacco speciale che, consumando la barra del mana, potranno devastare i nostri nemici. Le armi sono potenziabili dal fabbro di turno grazie al Nycrux e ai minerali nascosti nel mondo di gioco, o acquistabili dagli NPC. Tra gli attacchi e i movimenti di base, abbiamo un attacco normale, uno caricato, la schivata e il salto.

Eryk può anche fare un parry grazie ad uno specifico Stigma che, se eseguito con il giusto tempismo, ridarà vita e mana. Lo Stigma ha anche altre varianti, come scudi o semplici buff di velocità, ma attenzione, poiché tutti consumeranno la barra dell’energia posta sotto il mana al loro utilizzo. Poi, abbiamo anche tre slot amuleto che daranno bonus tra difese elementali e danni: nulla di troppo articolato, ma semplici e pure statistiche aumentate. Le armi da fuoco consumano proiettili in varia quantità a seconda dell’arma stessa, mentre, le magie attingeranno invece alla nostra barra del mana. In The Last Faith, ogni arma o magia scala sulle statistiche classiche dei Souls, come Vitalità, Forza, Destrezza, Mente ed Istinto.

CGCReviews: The Last Faith 2

Il nostro inventario non finisce però qui, permettendoci anche di equipaggiare quattro oggetti extra e/o consumabili dai più svariati effetti: tra questi, ci sono anche le siringhe di cura che ci verranno droppate dai nemici in stile Bloodborne. Queste ultime non saranno una classica fiaschetta che si ricarica riposando ai punti di sosta, ma se utilizzate finiranno, lasciandoci senza cure in svariate occasioni, cosa mai gradita.

In The Last Faith, la mappa presenta tutte le meccaniche base di un metroidvania: muri invisibili, zone irraggiungibili se non con specifiche abilità, e punti di ristoro. Questi ultimi sono rappresentati come leggii giganti, con statue di gargoyle e un libro al centro, e che saranno sin da subito punti di viaggio rapido nelle zone già visitate. È anche possibile aggiungere sulla mappa un numero di segnalini limitato per contrassegnarci un punto di interesse o altro. Nel corso del viaggio, scopriremo che la mappa è più intricata di ciò che sembra, facendoci smarrire in caso di inesperienza, ma una volta uniti tutti i puntini, grazie alle abilità che sbloccheremo, la mappa si completerà stile puzzle, donando una soddisfazione immensa.

Nella mappa di gioco sono inoltre presenti anche segreti che, se completati, porteranno a ricompense molto generose o a degli scontri opzionali. Non possono ovviamente anche mancare le quest dateci dagli NPC sparsi per il mondo. Le missioni ottenibili non sono molte e, completandole, daranno ovviamente una ricompensa. I nemici sono vari, con pattern d’attacco fissi e prevedibili, non dimostrandosi mai una vera sfida se affrontati nei momenti giusti. Questi vanno da fantasmi di ghiaccio a mostri capaci di sputare sfere di incubo. Insomma, una bella palette di nemici da dover affrontare.

CGCReviews: The Last Faith 3

I boss di The Last Faith sono molto belli da affrontare anche se, in alcuni casi, sono dotati di attacchi quasi inevitabili se non al millesimo di secondo, ma restano sempre fantastici da combattere. Una volta sconfitti, premieranno con un’abilità essenziale per proseguire il gioco mentre, in altri casi, ci saranno boss nascosti opzionali che premieranno invece con armi uniche.

Tra le impostazioni del titolo troviamo un Tutorial, e le classiche opzioni dedicate all’audio, comandi, gameplay, ecc.. tra cui le lingue, che contengono anche l’italiano. The Last Faith è perfettamente fluido, tranne la mappa che stuttera un pochino. Come ogni buon Souls, non esiste una vera pausa nemmeno nei menù, quindi occhi (o orecchie) sempre aperti se non volete morire.

La colonna sonora è gradevole, ma decisamente non degna di nota, con un audio che ogni tanto tende a “grattare” di sotto fondo. Ho anche riscontrato qualche sporadico bug, ma con ripercussioni fastidiose, come il bloccarsi nelle scale e morendo per colpa dei nemici, o porte che non si aprivano con l’esplosivo Nycrux, costringendomi a uscire e rientrare dal gioco. Tutto risolvibile con una patch, ma comunque ad ora presenti.

Per concludere, The Last Faith si presenta come un buon metroidvania che sposa il genere souls e lo stile bloodborniano, offrendo un mix di meccaniche classiche dei due generi senza però stravolgere nulla. La storia colpisce sempre in modo positivo e gli NPC sono interessanti da ascoltare. La trama nascosta tra oggetti e fogli di carta crea un filo conduttore a tutti gli avvenimenti prima del nostro arrivo, facendoci scoprire un pezzo per volta cosa succede nel mondo del gioco. Un titolo non privo di difetti, problemi e mancanze, ma sicuramente apprezzabile e con un combat system ben fatto. Sicuramente, però, è più consigliato agli amanti dei metroivania.


7

Voto CGC

Recensione The Last Faith

The Last Faith si presenta come un buon metroidvania che sposa il genere souls e lo stile bloodborniano, offrendo un mix di meccaniche classiche dei due generi senza però stravolgere nulla.

La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.

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Alessandro Zingariello

Nato nel 1996, coltivo la mia passione fin dai 4 anni. Ho cominciato a giocare con mio padre a Space Invaders su PlayStation e lì è nato il mio amore per i videogiochi.

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