Blood Reaver, il nuovo sparatutto in prima persona cooperativo sviluppato e pubblicato da Hell Byte Studios, è disponibile da oggi 15 Aprile in Accesso Anticipato su PC (Steam).
Ci sono giochi che nascono con un’ambizione concreta: prendere una formula amata, aggiungere qualche idea personale al mix e provare a farla funzionare con energia e personalità. Blood Reaver è proprio uno di questi titoli: uno sparatutto in prima persona cooperativo che guarda senza nascondersi ai classici survival a ondate (con un occhio di riguardo a Killing Floor e Left 4 Dead), ma prova a “sporcare” quella struttura con un immaginario dark fantasy fatto di demoni, magia e sangue a più non posso.
Il risultato, almeno in questa fase iniziale per il gioco, è un progetto con delle buone intuizioni e un’identità riconoscibile, ma ancora lontano dall’essere rifinito quanto basta per imporsi davvero in un genere che, ad oggi, risulta molto poco impattante se non gestito a dovere. Non è il classico Accesso Anticipato vuoto e improvvisato, c’è da dire: qualcosa da dire ce l’ha già. Banalmente, deve ancora capire fino a che punto vuole spingersi.
Leviamo subito di mezzo l’elefante nella stanza. La componente narrativa, se così vogliamo chiamarla, non è assolutamente il centro dell’esperienza, ma non è nemmeno un semplice pretesto fine a se stesso come spesso visto in passato. In Blood Reaver vestiamo i panni dei Blood Reavers, un gruppo di guerrieri maledetti chiamati a riaccendere un antico conflitto tra la Terra e gli inferi. Il mondo è sotto assedio demoniaco e il nostro compito è, ovviamente, resistere, sopravvivere e scoprire cosa si nasconde dietro questa implacabile invasione.
Il racconto viene spalmato soprattutto attraverso l’ambientazione, piccoli segreti, dettagli nelle mappe e frammenti di lore disseminati durante le partite (o dalle piccole cutscene presenti). È comunque una scelta coerente con il genere: il gioco non vuole interrompere il ritmo con lunghi dialoghi o cinematiche continue, ma preferisce invece suggerire cose piuttosto che spiegarle direttamente. Per ora, però, la storia resta più di atmosfera che altro. Il mondo incuriosisce, i riferimenti a ordini perduti e divinità infernali intrigano, ma nulla di memorabile. Certo, non è assolutamente qualcosa di fondamentale, ma c’è comunque spazio di crescita.
Il cuore dell’esperienza di Blood Reaver, ovvero il gameplay, è semplice da capire e immediato da apprezzare: si entra in una mappa, si affrontano ondate sempre più aggressive di nemici e si cerca di restare vivi il più a lungo possibile, fine. La struttura richiama senza dubbi i grandi nomi del genere, ma inserisce alcune variazioni gradevoli. Lo shooting è rapido, diretto e discretamente soddisfacente, seppur ancora decisamente da rifinire. Le armi risultano un po’ troppo leggere, i colpi non sempre restituiscono impatto e il ritmo degli scontri è molto altalenante. Non siamo davanti al miglior gunplay del mercato, insomma, ma le basi sono solide quel che basta da reggere botta, soprattutto in compagnia.
La vera differenza la fa il sistema magico, elemento che contraddistingue Blood Reaver dagli altri titoli del genere. Uccidendo i demoni si raccoglie sangue che serve a caricare abilità speciali suddivise in tre categorie: Blood Magic, Ethereal Arts e poteri proibiti. Questo introduce una doppia gestione tra fuoco standard e poteri offensivi o di supporto, aggiungendo varietà a una formula che altrimenti rischierebbe di essere troppo lineare. Tra un’ondata e l’altra entrano in gioco anche i sistemi di progressione interna alla partita. Il Deck of Fates permette di pescare carte con bonus e modificatori, mentre il Blood Infuser applica proprietà speciali alle armi. In ogni run si possono costruire build diverse, con combinazioni per vari stili.
C’è da dire che in cooperativa tutto questo funziona meglio, seppur ho potuto provare veramente ben poco purtroppo, avendo faticato a trovare altri giocatori che possedevano un codice pre-release del gioco. Coordinarsi con altri giocatori, dividersi gli spazi, coprire le zone più critiche e combinare abilità rende il gioco nettamente più divertente, questo è poco ma sicuro, ma alla fine è qualcosa che si può dire per ogni gioco di questa tipologia. In solitaria resta godibile, attenzione, ma perde parte del suo fascino. È evidente che il design sia pensato soprattutto per il caos che può generarsi da una squadra di tre o quattro persone.
Uno dei punti di forza più evidenti di Blood Reaver è sicuramente la sua identità estetica. L’ispirazione dark fantasy emerge ovunque: architetture decadenti, creature mostruose, ambienti intrisi di rosso e nero, effetti magici violenti e uno stile generale che mescola horror e azione arcade. Le mappe disponibili in questa fase non sono molte, ma mostrano già una discreta varietà. Alcune puntano su spazi più chiusi e claustrofobici, mentre altre su arene più aperte dove il movimento diventa fondamentale. Devo però aggiungere che molte texture e modelli risultano decisamente datati. Il comparto sonoro è, invece, generalmente buono.
E ora entra in gioco la natura Early Access del progetto. Blood Reaver è assolutamente giocabile, ma mostra ancora diversi spigoli da dover smussare. Le prestazioni sono discrete, con una fluidità stabile nella maggior parte delle situazioni, ma nelle fasi più affollate possono emergere cali o piccole incertezze. Anche il matchmaking e la gestione online, aspetto cruciale per un titolo cooperativo, hanno bisogno di ulteriori rifiniture. L’interfaccia è leggibile, anche se alcune informazioni potrebbero essere comunicate meglio. Il feeling delle armi, le animazioni e altri elementi tecnici, poi, sono sicuramente da rivedere. E poi, c’è la evidente mancanza di contenuto, l’aspetto forse più debilitante per uno sparatutto a ondate.
Il problema principale di Blood Reaver, ad oggi, è però la ripetitività. La struttura a ondate funziona, ma ha bisogno di una quantità importante di varietà, variabili e sorprese per restare fresca nel tempo. Al momento vedere tutto ciò che il gioco ha da offrire non chiede più di qualche manciata di partite. Anche il bilanciamento necessita revisioni: alcune build sembrano molto più efficaci di altre, mentre certi picchi di difficoltà possono apparire meno ragionati e più legati al semplice aumento dei nemici. Anche l’interfaccia utente necessita di un po’ di lavoro extra. Come spesso accade negli Accessi Anticipati, tutto dipenderà dal supporto post-lancio.
In conclusione, Blood Reaver è un progetto che parte da una base riconoscibile. Ama il genere degli sparatutto a ondate, lo rispetta e prova ad arricchirlo con magia, progressione dinamica e un’estetica più marcata del solito. Quando tutto gira nel verso giusto, soprattutto in cooperativa, riesce a regalare momenti divertenti. Allo stesso tempo, però, è impossibile ignorare i limiti di questa prima versione. Contenuti ancora limitati, rifinitura da completare, bilanciamento da rivedere e una struttura che ha bisogno di crescere per non esaurire subito il suo slancio.
Non è assolutamente un titolo da bocciare, anzi. Ma oggi è più una promessa che un prodotto pienamente realizzato. Se Hell Byte Studios saprà sostenerlo con costanza, potrebbe evolversi in qualcosa di molto più interessante nel corso dei prossimi mesi. Per ora resta uno sparatutto piacevole, grezzo e con margini di miglioramento evidenti.
6
Voto CGC
Recensione Blood Reaver (EA)
Blood Reaver è un progetto che parte da una base riconoscibile e la rielabora a modo suo, aggiungendo elementi intelligentemente a un genere statico. Ma, ad oggi, risulta ancora un po’ troppo grezzo.
La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.






