The Drifter, il gioco d’avventura thriller sviluppato da Dave Lloyd e pubblicato da Powerhoof precedentemente rilasciato su PC (Steam), è disponibile da oggi 22 Giugno su Switch 2 e Switch.
Quando si pensa a un’avventura punta e clicca, vengono subito in mente di conseguenza ritmi lenti, enigmi ragionati e lunghe sessioni passate a combinare oggetti tra loro nell’inventario. The Drifter, però, ribalta quasi completamente questa idea di base. Il lavoro di Powerhoof prende tutto ciò che si ama del genere classico e lo inserisce all’interno di un thriller serrato, oscuro e sorprendentemente adrenalinico. Certo, definire “ricca d’azione” un’avventura grafica può sembrare strano, eppure è proprio questa la sensazione che accompagna tutta l’esperienza. The Drifter non perde infatti tempo con lunghe introduzioni o sequenze superflue. Fin dai primi momenti ci catapulta in una storia fatta di omicidi, cospirazioni, eventi soprannaturali e continui colpi di scena.
Il protagonista di The Drifter è Mick Carter, un uomo di mezza età che da anni vive come un vagabondo. Dopo una telefonata ricevuta della sorella Annie, che lo informa della morte della madre, Mick decide quindi di tornare nella sua città natale per partecipare al funerale. Il viaggio, però, prende una piega drammatica quasi subito. Durante il tragitto assiste a un brutale omicidio compiuto da misteriosi individui vestiti di nero, riconoscibili per le inquietanti visiere con tre occhi luminosi sopra. Da quel momento la situazione precipita molto rapidamente. Mick viene catturato, perde conoscenza e si risveglia legato sott’acqua, senza alcuna possibilità apparente di salvarsi.
Quindi? Muore. O per lo meno, dovrebbe morire. Ma invece, una luce bianca lo avvolge e, inspiegabilmente, Mick torna in vita pochi istanti prima della sua morte, conservando però i ricordi di quanto accaduto poco prima. È soltanto l’inizio di un viaggio che va intrecciando corporazioni segrete, traumi familiari, allucinazioni e una città avvolta da un senso costante di decadenza. La forza principale di The Drifter sta proprio nella sua narrativa. La scrittura è incredibilmente matura, i dialoghi sono assolutamente credibili e ogni personaggio sembra avere una propria identità ben definita. Mick stesso è un protagonista lontano dagli stereotipi classici: fragile, disilluso e profondamente segnato dalle esperienze vissute.
La sua apparente immortalità non viene trattata come un vero superpotere, ma più come una maledizione. Ogni morte lascia conseguenze psicologiche evidenti al personaggio, alimentando dubbi e paure che rendono ancora più coinvolgente il suo intero percorso. L’atmosfera è uno degli elementi più riusciti dell’intera produzione. Il mondo costruito da Powerhoof è sporco, opprimente e dannatamente credibile. Ogni ambiente trasmette un senso di disagio costante, mentre la sensazione che qualcosa di terribile stia per accadere accompagna il giocatore per tutta la durata dell’avventura.
Dal punto di vista del gameplay, The Drifter riesce nell’impresa non affatto semplice di modernizzare il genere punta e clicca senza snaturarlo troppo. L’interfaccia è essenziale e intuitiva: basta spostare il cursore sugli elementi dello scenario per leggere i pensieri di Mick e trovare gli oggetti interattivi disponibili. L’inventario, che si trova nella parte superiore dello schermo, evita inutili complicazioni. Raramente ci si ritrova con decine di oggetti da gestire in contemporanea e quelli non più necessari vengono rimossi automaticamente. Una scelta più che apprezzata che elimina gran parte della frustrazione tipica di molte avventure grafiche moderne e non.
Molto interessante è anche il sistema delle note mentali, che raccoglie informazioni, intuizioni e opzioni di dialogo sbloccate durante l’intera avventura. Ogni conversazione contribuisce ad ampliare il quadro generale delle cose e permette di approfondire i vari argomenti senza sommergere il giocatore con decine di scelte superflue. Gli enigmi rappresentano un altro punto di forza di The Drifter. Sono impegnativi il più delle volte, ma quasi mai illogici. Il gioco confida nell’intelligenza del giocatore e preferisce suggerire piuttosto che indicare esplicitamente la soluzione.
C’è da dire che l’approccio è estremamente rispettoso, ma presenta anche qualche limite di fondo. L’assenza di un sistema di suggerimenti vero potrebbe mettere in difficoltà chi non è troppo abituato al genere, soprattutto nelle sezioni più difficoltose, dove il rischio di morte è concreto e bisogna reagire rapidamente. Capita infatti spesso di dover spendere diverso tempo a provare una combinazione dietro l’altra o tutte le interazioni possibili prima di riuscire ad arrivare alla soluzione corretta. Certo, si tratta più di una conseguenza della filosofia di design adottata dagli sviluppatori che di un vero difetto, ma non si può totalmente ignorarlo.
Sul fronte tecnico, The Drifter convince pienamente sotto ogni aspetto. La pixel art in stile retrò è ricca di dettagli e animazioni, mentre il doppiaggio completo (cosa non affatto scontata per una produzione di questo tipo) contribuisce enormemente alla caratterizzazione dei personaggi e alla costruzione dell’atmosfera. Proprio la qualità della recitazione riesce a sorprendere continuamente, così come il comparto sonoro, capace anch’esso di amplificare la tensione nei momenti più intensi del gioco.
Le nuove versioni Switch e Switch 2 si comportano molto bene dal punto di vista delle prestazioni, offrendo un’esperienza stabile sia in modalità portatile che docked su televisore. In particolare, la versione per Switch 2 introduce anche il supporto ai comandi mouse dei Joy-Con 2, una cosa estremamente apprezzata che si sposa alla perfezione con la natura punta e clicca del gioco, rendendo l’interazione ancora più immediata e naturale. Durante le mie ore di gioco non sono emersi problemi degni di nota, tranne per qualche raro bug legato alle animazioni o al posizionamento del protagonista, episodi comunque sporadici e che non hanno mai compromesso l’esperienza.
In conclusione, The Drifter è la dimostrazione di come il genere delle avventure grafiche abbia ancora moltissimo da dire anche al giorno d’oggi. Prende le fondamenta classiche del punta e clicca e le arricchisce con una regia cinematografica, una narrazione avvincente e un ritmo sorprendentemente sostenuto. È un gioco che riesce a tenere incollati allo schermo per tutta la sua durata, grazie a una storia piena di misteri e a personaggi ben scritti. Pur con qualche piccolo momento di incertezza negli enigmi più complessi, Powerhoof ha consegnato ai giocatori una delle avventure grafiche più interessanti degli ultimi anni. Che siate appassionati o meno del genere, The Drifter merita assolutamente un po’ di attenzione.
8
Voto CGC
Recensione The Drifter
The Drifter è la dimostrazione di come il genere delle avventure grafiche, seppur con qualche variazione, abbia ancora moltissimo da dire anche al giorno d’oggi.
La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.
Livello: Oro
Livello: Oro






