“Revelations“, il nuovo contenuto scaricabile della storia per il prequel della saga DOOM: The Dark Ages sviluppato da id Software e pubblicato da Bethesda Softworks, è disponibile dal 7 Luglio su PS5, Xbox Series e PC (Steam / Microsoft Store). Potete leggere la nostra recensione del gioco base qui. Un ringraziamento a Bethesda per il codice fornito!
L’eredità di DOOM è costruita su fondamenta fatte di violenza coreografica e una maestria tecnica che non ammette distrazioni. Con l’arrivo di Revelations, questa filosofia trova una nuova dimensione tutta sua, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di espandere DOOM: The Dark Ages senza diluirne la densità di partenza. In contemporanea, cerca di riportare in vita quella mobilità spettacolare che aveva reso DOOM Eternal un punto di riferimento imprescindibile del genere e della serie. Non si tratta semplicemente di aggiungere contenuti extra a una struttura già solida, ma di rielaborare nuovamente il sistema di combattimento, creando un’esperienza che premia la precisione, elevando il livello di abilità richiesto, specialmente a difficoltà elevate.
La narrazione di Revelations è gestita abbastanza bene, poiché il contenuto riprende esattamente dal punto in cui si era interrotta la campagna principale, evitando inutili salti temporali o spiegazioni ridondanti che potrebbero spezzare il ritmo. Sebbene tecnicamente sia possibile immergersi direttamente nel DLC senza aver finito il gioco base, è fondamentale almeno avere conoscenza delle meccaniche per poter gestire appieno l’arsenale dello Slayer. Familiarizzare con le dinamiche base è essenziale perché Revelations vi butta immediatamente nella mischia dove ogni colpo conta e la conoscenza delle armi diventa il confine tra la vittoria e la sconfitta immediata, rendendo il gioco ancora più impegnativo per chi non ha ancora padroneggiato le fondamenta di DOOM: The Dark Ages.
Una delle scelte di design più interessanti riguarda l’evoluzione degli strumenti di difesa e offesa disponibili, con un cambiamento abbastanza radicale che smuove le fondamenta del combat system di DOOM: The Dark Ages. In una mossa sorprendente, la sega a scudo viene rimossa dal primo piano (seppur sempre utilizzata in forma minore) per lasciare invece spazio alla nuovissima Lancia a Catena, un’arma che richiede un approccio totalmente diverso e molto più dinamico rispetto al precedente sistema difensivo.
Sebbene la lancia mantenga alcune funzioni simili alla vecchia meccanica di parata contro gli attacchi verdi dei nemici, questa impone però un calcolo del tempismo estremamente più preciso che trasforma ogni difesa in una vera e propria danza acrobatica. Si perde quella sicurezza quasi passiva dello scudo che annullava i danni in caso di errori minori, ma in cambio si ottiene una sensazione di appagamento incredibile nel respingere proiettili e fendenti con un colpo chirurgico, cambiando radicalmente il modo in cui lo Slayer interagisce contro i suoi nemici.
Questo cambio verso strumenti più complessi evoca in parte un ritorno a quel sistema di chiavi e serrature che aveva reso Eternal così memorabile, ma senza mai scivolare però nel forzato per la semplice voglia di varietà meccanica. Revelations riesce a rendere ogni demone una sfida a se in cui l’uso delle cariche di Potenziamento diventa fondamentale per contrastare i nemici più resistenti, costringendo il giocatore a pensare strategicamente a quale risorsa impiegare e in quale momento.
Per esempio, la necessità di usare lo scudo per colpire certi nemici o lanciarlo contro avversari particolarmente ostinati per tenerli storditi mentre si estrae la Lancia a Catena per dare il colpo di grazia finale dimostra quanto il sistema di combattimento di DOOM: The Dark Ages si sia trasformato quasi in un puzzle tattico in tempo reale. Ogni azione deve essere coordinata, precisa, creando una sinfonia di metallo e sangue dove l’abilità del giocatore è l’unico vero fattore discriminante tra il caos e la vittoria schiacciante.
Sul piano del level design, Revelations riesce a trovare un equilibrio magistrale tra le caratteristiche distintive delle due anime della serie: l’acrobazia frenetica tipica di DOOM Eternal e le ampie arene spettacolari che sono state il marchio di fabbrica di DOOM: The Dark Ages. Gli spazi in cui ci si muove non sembrano mai troppo stretti da soffocare la velocità ne tantomeno eccessivamente vasti da rendere il combattimento troppo dispersivo, ma offrono costantemente nuovi percorsi e soluzioni per gestire le orde demoniache.
Questa sinergia tra open-map e dinamicità di movimento permette allo Slayer di esprimere davvero tutto il suo potenziale mentre affronta eserciti che sembrano non avere fine, mantenendo alta la tensione anche nei momenti che sembrano invece di maggior respiro. È un traguardo tecnico notevole riuscire a far coesistere queste due anime così diverse tra loro senza andare però a sacrificare l’impatto visivo o l’efficacia delle meccaniche di base del gioco. Dashare con la lancia per avvicinarsi e usare il corpo a corpo, oppure sparare due colpi di doppietta in faccia, lanciarsi con la catena sul prossimo nemico mentre se ne tiene bloccato un altro con lo scudo, sono solo alcune delle “danze” acrobatiche che si possono fare.
Tuttavia, c’è da dire che Revelations introduce anche una sfida molto più rigorosa per quanto riguarda la raccolta degli oggetti collezionabili, rendendo l’esperienza un po’ più brutale ma anche più gratificante per chi punta alla perfezione assoluta. In questo contenuto, gli oggetti non vengono più mostrati sulla automappa quando ci si avvicina, ma appaiono solo con un segno di spunta una volta stati effettivamente recuperati, aumentando drasticamente la difficoltà nel completare ogni area al 100%.
Questa scelta aggiunge uno strato che può risultare un po’ frustrante per alcuni, ma che innegabilmente premia l’osservazione e la memoria del giocatore, specialmente considerando che non è possibile tornare ai livelli già completati e nemmeno utilizzare il viaggio rapido tra i checkpoint finché la campagna del DLC non viene conclusa definitivamente. Per chi punta a ottenere le ricompense più importanti o ai nuovi achievement/trofei, ogni punto di non ritorno diventa una decisione pesante, trasformando la ricerca dei segreti in un vero e proprio test di dedizione e pazienza.
L’offerta di contenuti disponibili con Revelations va anche ben oltre la semplice estensione dei sei capitoli della storia principale di DOOM: The Dark Ages, includendo un intero End Game dedicato a chi desidera spremere ogni goccia di potenziale dalla propria esperienza di gioco. Attraverso l’uso di una Chiave Universale che si compone finendo i quattro livelli principali del DLC, i giocatori possono rigiocare i livelli della campagna per sbloccare nuovi percorsi, scontri e risorse preziose necessarie a potenziare ulteriormente la Lancia a Catena e l’armatura con abilità ancora più devastanti.
Ma il vero colpo di genio di id Software risiede nell’inclusione di livelli classici ispirati all’originale DOOM, che completati permettono di sbloccare una nuova super arma da utilizzare insieme alla Balestra, creando un ponte perfetto tra passato e presente della saga, quasi come se si volesse chiudere il cerchio. Questo sistema non è solo un modo per allungare la longevità del titolo (anche perché durano qualche minuto al massimo le sfide), ma piuttosto un metodo intelligente per premiare la persistenza e offrire nuovi modi di approcciarsi a cose già viste in precedenza con strumenti completamente diversi.
Il successo di Revelations sta proprio nella sua capacità di essere una continuazione coerente che non teme di osare con cambiamenti radicali nelle meccaniche principali pur mantenendo intatta l’anima del franchise. Il passaggio alla Lancia a Catena e il sistema di parata basato sul tempismo perfetto sono esempi perfetti di come la serie sappia evolversi senza tradire le sue promesse iniziali, offrendo qualcosa di nuovo che sembra davvero un naturale sviluppo della crescita personale dello Slayer.
Anche la sfida aggiuntiva data dalla raccolta degli oggetti riflette in toto questa volontà di non concedere nulla facilmente al giocatore, mantenendo alta la tensione anche nelle fasi meno orientate al combattimento puro. È un DLC che riesce veramente a elevare l’esperienza di base a nuovi livelli di eccellenza tecnica e ludica, diventando un pezzo fondamentale per chiunque voglia considerare il percorso moderno della saga come completo.
La varietà dei contenuti offerti, tra i capitoli principali e la ricchezza dell’endgame, assicura che l’esperienza non si esaurisca troppo velocemente, ma permetta ai giocatori più dediti di esplorare ogni singola possibilità offerta dal nuovo arsenale. La sfida è costante, il ritmo è serrato e la soddisfazione di dominare queste nuove sfide è ciò che rende l’esperienza così gratificante e coinvolgente dal primo minuto fino all’ultimo boss dell’endgame. Il bilanciamento tra le diverse arene e i percorsi acrobatici garantisce inoltre che la progressione non diventi mai monotona. Questa attenzione ai dettagli nel design dei livelli riflette una comprensione profonda di ciò che rende DOOM così gratificante.
Lato difetti, oltre alla già citata assenza dei collezionabili in automappa, che può sicuramente dar un po’ fastidio a chi era abituato al gioco base, bisogna dire che non tutte le nuove aree hanno lo stesso pacing. Se la prima mappa di Revelations mette subito in mostra tutta la sua personalità, le successive risultano forse leggermente meno curate. Certo, la qualità generale è comunque eccellente, ma perde qualcosina. Le nuove bossfight sono tutte impegnative e spettacolari, ma proprio il boss finale dell’end game sembra quello meno ispirato. Oltretutto, lato narrazione, manca un po’ quella “Rivelazione” che il nome stesso suggerirebbe, lasciando il tutto appeso per aria nel finale.
In conclusione, Revelations si conferma come un contenuto extra essenziale per chi cerca una sfida che metta alla prova non solo i riflessi ma anche la capacità di adattamento a nuovi sistemi tattici più profondi. La combinazione tra il ritorno alla mobilità spettacolare di DOOM Eternal e l’introduzione di meccaniche di precisione quasi chirurgica crea un ambiente di gioco dove ogni vittoria ha davvero quel sapore di vittoria meritata, frutto di una padronanza tecnica che pochi altri titoli riescono a evocare con tanta intensità.
Anche se la difficoltà può risultare intimidatoria per i meno esperti, soprattutto all’inizio, il premio per chi riesce a dominare questi nuovi strumenti è davvero immenso, trasformando ogni battaglia in una danza mortale di precisione e potenza. È un’espansione che non si limita ad aggiungere ore di gioco fine a se stesse, ma che arricchisce profondamente l’identità stessa di DOOM: The Dark Ages, portandola verso vette di eccellenza che consolidano ulteriormente il dominio della serie nel panorama videoludico contemporaneo. E certo, una menzione d’onora va anche all’incredibile colonna sonora.
9
Voto CGC
Recensione DOOM: The Dark Ages – Revelations
Revelations si conferma come un contenuto extra essenziale per chi cerca una sfida che metta alla prova non solo i riflessi ma anche la capacità di adattamento a nuovi sistemi tattici più profondi.
La recensione è stata eseguita tramite Codice Review fornito dal Publisher/Sviluppatore/Agenzia PR/Distributore.
Livello: Oro
Livello: Oro







